In questo articolo troverai:
“Ho sempre male alla schiena.”
“Ho l’osteoporosi.”
“Quindi immagino che siano le ossa.”
E poi arriva la domanda che una donna mi ha scritto praticamente in questi termini:
“Sono destinata a tenermi questo dolore per sempre?”
Capisco perfettamente come ci si arrivi.
Hai una MOC con osteopenia o osteoporosi. Poi senti dolore lombare, dolore dorsale, rigidità, una fitta quando ti pieghi o una schiena che a fine giornata sembra non reggere più.
A quel punto il cervello mette insieme i due pezzi:
osteoporosi + mal di schiena = le mie ossa mi stanno facendo male.
Ma questo collegamento non è automatico.
E capirlo non serve semplicemente a rassicurarti.
Serve a evitare due errori opposti: attribuire qualsiasi dolore all’osteoporosi oppure ignorare un dolore che, invece, merita un approfondimento.
L’osteoporosi di per sé è spesso priva di sintomi. Il mal di schiena può essere collegato a una frattura vertebrale causata dalla fragilità ossea, ma può avere anche molte altre cause muscolari, articolari o degenerative. Per questo avere osteoporosi e dolore alla schiena non significa automaticamente che l’osteoporosi stia peggiorando. Un dolore nuovo o inspiegato, soprattutto se associato a perdita di altezza o modificazioni della postura, deve però essere valutato nel suo contesto clinico.
Il dolore non è un misuratore della densità ossea.
Più dolore non significa necessariamente T-score peggiore.
Meno dolore non significa necessariamente MOC migliore.
E un T-score molto basso non significa necessariamente avere mal di schiena.
Questi dati raccontano aspetti diversi della persona.
Se ti accorgi che stai interpretando qualsiasi sintomo attraverso il numero della densitometria, ti consiglio prima di leggere anche MOC e T-score nell’osteoporosi: come leggere il referto.
Questa è probabilmente la domanda più importante.
E la risposta corretta è:
dal dolore, da solo, non puoi saperlo.
Una schiena può fare male per moltissimi motivi.
Muscoli.
Articolazioni.
Dischi.
Artrosi.
Sovraccarico.
Riduzione della forza.
Alterazioni posturali.
Vecchi problemi muscolo-scheletrici.
Oppure, in alcuni casi, una frattura vertebrale da fragilità.
La diagnosi non si può fare guardando quanto è intenso il dolore né partendo semplicemente dal fatto che possiedi un T-score basso.
Ed è qui che bisogna separare bene i ruoli.
Stabilire la causa del dolore e diagnosticare o escludere una frattura è un compito medico.
Il nostro lavoro comincia su un altro piano: una volta chiarito il quadro, dobbiamo capire come quel dolore e quella diagnosi hanno modificato ciò che il tuo corpo è ancora capace di fare.
Una frattura vertebrale osteoporotica può provocare dolore.
Ma c’è una cosa che molte donne non sanno:
non tutte le fratture vertebrali provocano il dolore che immaginiamo quando pensiamo a un osso rotto.
La Royal Osteoporosis Society segnala che alcune fratture della colonna possono passare inosservate oppure essere confuse con altre condizioni. Tra i possibili segnali ci sono mal di schiena inspiegato, spasmi muscolari, perdita di altezza e cambiamenti della postura o maggiore curvatura della colonna.
NOGG raccomanda di prendere in considerazione una valutazione vertebrale in specifici contesti, tra cui dolore dorsale di nuova insorgenza associato a fattori di rischio per osteoporosi, perdita significativa di altezza, cifosi, uso prolungato di glucocorticoidi orali o determinati valori densitometrici.
Non significa che se hai mal di schiena devi pensare immediatamente:
“Ho avuto un crollo vertebrale.”
Significa esattamente il contrario:
non devi diagnosticarlo da sola né escluderlo da sola.
Se hai ricevuto da poco la diagnosi e stai cercando di capire quali pezzi mettere in ordine, approfondisci anche Diagnosi di osteoporosi: cosa fare nei primi 30 giorni.
Leggi anche MOC DEXA: quanto è affidabile e ogni quanto va ripetuta?
No.
Ed è uno dei motivi per cui la frase:
“Non ho mai avuto dolori fortissimi, quindi sicuramente non ho fratture vertebrali”
non è sufficiente.
Alcune fratture possono essere poco sintomatiche o persino non essere riconosciute nel momento in cui avvengono. Altre, invece, possono provocare dolore importante, spasmi muscolari, limitazione del movimento e conseguenze durature sulla postura e sulla funzione.
Questo spiega anche perché, in alcune situazioni selezionate, il medico può ritenere utile un approfondimento con radiografia o VFA/morfometria vertebrale.
La MOC e il T-score restano informazioni importanti.
Ma non raccontano automaticamente se esiste una frattura vertebrale.
No. Il dolore alla schiena non permette di stabilire se la densità minerale ossea sia migliorata o peggiorata.
Questa frase merita di essere letta due volte.
Perché vedo spesso succedere il contrario.
Una donna ha una giornata difficile.
La schiena fa più male.
E immediatamente pensa:
“Sto peggiorando.”
Oppure il dolore diminuisce e pensa:
“Forse le mie ossa si stanno rinforzando.”
La MOC misura la densità minerale ossea.
Il dolore è un’esperienza differente, influenzata da strutture e meccanismi differenti.
Sono informazioni che vanno messe in relazione quando serve.
Non confuse.
Qui la risposta diventa più interessante.
Una frattura vertebrale può modificare la forma della vertebra. Fratture multiple possono contribuire a perdita di altezza, modificazioni della curvatura della colonna e cambiamenti nel modo in cui muscoli e articolazioni devono gestire le attività quotidiane. Dolore e spasmi possono quindi persistere anche oltre la fase iniziale della frattura.
Ed è qui che compare un equivoco enorme.
La donna pensa:
“Se continua a farmi male significa che devo continuare a proteggere la schiena facendo sempre meno.”
È comprensibile.
Ma non è necessariamente la direzione nella quale vogliamo andare.
Questo è un punto che per me conta moltissimo.
Nel lavoro con donne con osteoporosi vediamo spesso una sequenza molto concreta.
La schiena fa male.
Allora evito di piegarmi.
Poi evito le borse.
Poi non prendo più in braccio il nipote.
Poi non faccio più determinati esercizi.
Poi comincio ad avere paura delle scale.
Poi penso che la palestra non faccia più per me.
A un certo punto la domanda non è più soltanto:
“Quanto mi fa male la schiena?”
È:
“Quanta parte della mia vita ho iniziato a eliminare perché non so più cosa posso gestire?”
Questo è il territorio MF40+.
Non negare il dolore.
Non dire “è tutto nella tua testa”.
Non rassicurare a caso.
Ma neppure accettare automaticamente che proteggersi significhi diventare ogni anno meno capace.
Il Codice MF40+ lo definisce in modo molto chiaro: la sicurezza non nasce dal fare progressivamente meno; deve essere costruita aumentando, quando possibile, ciò che la persona è capace di gestire.
Spesso sì, ma la risposta dipende dalla causa del dolore, dalla presenza o meno di fratture vertebrali, dalla fase in cui ti trovi e dalle tue capacità individuali.
Quindi attenzione ai due estremi.
Il primo è:
“Ho dolore, quindi devo stare ferma.”
Il secondo:
“Muoversi fa sempre bene, quindi vado avanti comunque.”
Sono entrambe risposte troppo semplici.
Dopo una frattura vertebrale, NOGG raccomanda programmi che includano un rinforzo muscolare progressivo, compreso il lavoro sui muscoli estensori del dorso; nelle fasi dolorose può essere appropriato iniziare alcune attività in condizioni di minore carico. Le linee guida sottolineano anche l’importanza di insegnare come adattare i movimenti della vita quotidiana.
La Royal Osteoporosis Society conferma che molte persone con osteoporosi possono fare esercizio e che, dopo fratture vertebrali, attività opportunamente scelte possono contribuire a migliorare tono muscolare, tensione e spasmi.
La parola chiave, però, non è:
esercizio.
È:
progressione.
Non posso rispondere “sì” o “no” conoscendo soltanto queste due informazioni.
E chi ti dà una risposta assoluta partendo soltanto dalla frase “ho osteoporosi e mal di schiena” sta saltando diversi passaggi.
Dobbiamo sapere:
c’è una frattura recente?
Ci sono fratture vertebrali pregresse?
Il dolore è stato inquadrato?
Come gestisci il tronco?
Quanta forza possiedi?
Quali carichi stai già tollerando?
Quali movimenti provocano dolore, paura o perdita di controllo?
Qual è il tuo obiettivo reale?
Per una persona può essere opportuno iniziare con un lavoro molto semplice.
Per un’altra il problema può essere esattamente il contrario: è rimasta per mesi o anni con carichi troppo bassi per costruire nuove capacità.
Se il dubbio è soprattutto “i pesi fanno male alle ossa?”, approfondisci Allenarsi con i pesi può far male alle ossa?.
Qui trovi il libro bestseller nella categoria Medicina Muscolo-Scheletrica del dott. Teggi >>Allenamento con Osteoporosi
No.
Ma voglio stare attento anche alla promessa opposta.
Non posso dirti da un articolo:
“Il tuo dolore passerà.”
Dipende dalla sua origine, dalla storia clinica, dalle eventuali fratture, dalle condizioni concomitanti e da molti altri fattori.
Quello che possiamo fare è cambiare la domanda.
Non:
“Come faccio a non sentire mai più niente?”
Ma:
“Che cosa richiede ancora valutazione medica e quali capacità posso iniziare a recuperare?”
Questa seconda domanda apre più possibilità.
Forza.
Controllo.
Equilibrio.
Tolleranza al carico.
Strategie per i movimenti quotidiani.
Fiducia.
Autonomia.
Il dolore è importante.
Ma non deve diventare automaticamente l’unico indicatore di ciò che puoi fare.
Non partiamo da una scheda “per osteoporosi e mal di schiena”.
Partiamo dalle domande.
Il dolore è stato inquadrato dal professionista appropriato?
Ci sono fratture note?
Da quanto tempo esiste?
Che cosa hai smesso di fare?
Quali movimenti temi?
Come ti alzi da una sedia?
Come ti pieghi?
Come gestisci un oggetto?
Come stai con l’equilibrio?
Quanto sei forte oggi rispetto a ciò che la tua vita ti chiede?
E solo dopo iniziamo a ragionare sul movimento.
È una differenza importante.
Perché l’esercizio non dovrebbe essere la prima scelta casuale dopo la diagnosi. Dovrebbe essere il risultato di una valutazione.
Se vuoi capire meglio perché un percorso non può essere giudicato soltanto dal dolore o dalla prossima MOC, puoi leggere anche Percorso osteoporosi: cosa aspettarsi e in quanto tempo.
Un nuovo dolore importante alla schiena, soprattutto in una persona con osteoporosi o altri fattori di rischio, merita di essere valutato invece di essere automaticamente attribuito a “una contrattura”.
Perdita di altezza, cambiamenti della postura o cifosi possono essere ulteriori elementi da discutere con il medico. E se una frattura vertebrale è associata a deficit neurologici, NOGG indica la necessità di una valutazione specialistica urgente.
Questa parte viene prima del programma di esercizio.
MF40+ non diagnostica una frattura e non sostituisce la valutazione medica. Il nostro perimetro è clinico-funzionale e riguarda valutazione, esercizio adattato, progressione e recupero di capacità.
Se hai osteoporosi e mal di schiena, non devi scegliere tra due idee estreme:
“È sicuramente colpa dell’osteoporosi.”
oppure:
“Non c’entra mai niente.”
La domanda corretta è più precisa.
Da dove arriva questo dolore?
Poi:
c’è qualcosa che deve essere approfondito dal medico?
E infine:
quali capacità ho perso o smesso di utilizzare e quali posso progressivamente ricostruire?
Sono tre livelli diversi.
Ed è proprio quando li confondiamo che nasce la paura.
Perché una diagnosi dovrebbe aiutarti a prendere decisioni migliori.
Non trasformare ogni sensazione del tuo corpo in una minaccia.
L’osteoporosi è spesso asintomatica. Il dolore può essere conseguenza di una frattura vertebrale o dei cambiamenti funzionali associati, ma il mal di schiena può avere anche molte altre cause.
Non esiste una sede del dolore che permetta da sola di diagnosticare una frattura osteoporotica. Le fratture vertebrali possono interessare la colonna e provocare dolore dorsale o lombare, ma la diagnosi richiede una valutazione appropriata.
Non è possibile stabilirlo con certezza dai sintomi. Dolore nuovo, perdita di altezza o cambiamenti della postura possono far considerare al medico un approfondimento con imaging o VFA/morfometria vertebrale in presenza del contesto clinico appropriato.
No. Il dolore non misura la densità minerale ossea e non permette di sapere se il T-score è aumentato o diminuito.
Molte persone possono continuare o riprendere l’esercizio, ma programma, carico e progressione devono dipendere dalla causa del dolore, dalla storia di fratture e dalle capacità individuali. Dopo fratture vertebrali sono raccomandati anche programmi progressivi di rinforzo, opportunamente adattati.
Sì. Alcune fratture vertebrali possono non provocare un dolore evidente e venire riconosciute in un secondo momento.
Qui altri articoli utili per te:
MOC e T-score nell’osteoporosi: come leggere il referto
Diagnosi di osteoporosi: cosa fare nei primi 30 giorni
Allenarsi con i pesi può far male alle ossa?
Percorso osteoporosi: cosa aspettarsi e in quanto tempo
Forse non sai più se devi proteggere la schiena, allenarla, evitare i pesi oppure ricominciare gradualmente.
In questo caso puoi scrivere RINASCITA al team Medical Fitness 40+ a questo numero whatsapp.
Il primo contatto sarà con Angela, che nel team MF40+ gestisce le call e il primo passaggio di relazione con le persone che ci contattano.
Il colloquio non è una visita medica e Angela non cercherà di stabilire da cosa deriva il tuo mal di schiena.
Serve prima di tutto a capire dove ti trovi.
Ti chiederà brevemente quale diagnosi hai ricevuto, che cosa ti preoccupa maggiormente, che cosa stai già facendo, se hai già avuto indicazioni o valutazioni per il dolore e soprattutto quali attività hai ridotto o abbandonato perché non ti senti più sicura.
Se il problema richiede prima un approfondimento medico, il percorso clinico-funzionale non deve sostituirlo.
Se invece il quadro è già stato inquadrato e il problema è capire come tornare progressivamente a muoverti, allenarti e gestire il carico, il colloquio serve a capire quale possa essere il passo successivo più sensato all’interno di MF40+.
Scrivi RINASCITA e parla con Angela a questo numero whatsapp.
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