La vitamina D fa dimagrire?

Ad oggi, agosto 2020, continuano le ricerche e le scoperte a favore delle proprietà benefiche della vitamina D ed oggi voglio abbatterti il falso mito che gira da anni della vitamina D che fa dimagrire.

Sappiamo notoriamente che la vitamina D regola in maniera efficace la funzione del sistema immunitario e la sua carenza determina una alterazione della normale fisiologia.

 

La D è una vitamina liposolubile, accumulata nel fegato e non è dunque necessario assumerla con regolarità tramite l’alimentazione visto che il nostro corpo la rilascia a piccole dosi in base alle necessità.

colecalciferolo-calcitriolo

 

La vitamina D si presenta sotto due forme: l’ergocalciferolo, che viene assunto con il cibo, e il colecalciferolo, che viene sintetizzato dal nostro organismo.

 

A che cosa serve la vitamina D?

 

La vitamina D è sintetizzata dal nostro organismo, attraverso l’assorbimento dei raggi del sole operato dalla pelle. Questa vitamina è un regolatore autentico del metabolismo del calcio e per questo è utile nell’azione di calcificazione delle ossa.

Inoltre contribuisce inoltre a mantenere nella norma i livelli di calcio e di fosforo nel sangue.

Di recente viene “identificato” il ruolo che la vitamina D (ed i suoi recettori) hanno all’interno del sistema immunitario e, in assenza di quest’ultima, le cellule del sistema immunitario (linfociti T) non funzionano bene o per nulla.

 

La vitamina D è cruciale per l’attivazione del nostro sistema immunitario: senza di essa, le cellule T non sono in grado di reagire e combattere le infezioni più gravi che minacciano l’organismo: è quanto hanno scoperto alcuni ricercatori dell’Università di Copenhagen, in Danimarca.

 

Secondo il modello immunologico attuale, per poter proteggere il corpo dalla minaccia di virus e batteri le cellule T del sistema immunitario devono in primo luogo essere esposte a tracce dell’agente patogeno, ovvero devono essere “presentate” da altre cellule immunitarie dell’organismo, i macrofagi.

 

Le cellule T si possono legare al frammento e dividersi continuamente dando luogo a centinaia di copie identiche, tutte specializzate nel riconoscere e nel distruggere lo stesso agente esterno.

 

Quando una cellula T è esposta a un agente patogeno, espone un dispositivo di segnalazione noto come recettore per la vitamina D: ciò significa che la cellula T deve avere a disposizione il suo recettore, ovvero la vitamina D, o l’attivazione cesserà.

 

Se le cellule T non riescono a trovare sufficiente vitamina D nel sangue, non possono attivarsi.

 

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Benché non ci sia ancora una indicazione lineare ed univoca sulla quantità di vitamina D da assumere giornalmente – si “vocifera” che l’assunzione  di 1000UI o 2000UI al giorno possa quotidianamente aiutare il nostro sistema immunitario nell’espletare le sue funzioni.

 

Secondo questo ragionamento è logico pensare che è inutile assumerla una volta al mese oppure ogni 15 giorni, come fosse una ricarica.

 

La vitamina D fa dimagrire?

 

Non c’entra proprio nulla con il dimagrimento, mi spiace dirtelo!

Una pubblicazione del Journal of Aging e Gerontology ha specificato come la vitamina D può svolgere un ruolo fondamentale nella prevenzione e cura delle malattie associate con l’invecchiamento.

Numerose ricerche ormai rilevano come un’associazione tra la carenza di vitamina D e le malattie croniche associate con l’invecchiamento, come declino cognitivo, depressione, osteoporosi, malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete di tipo II e tumori.

La carenza di vitamina D è una grave condizione comune, medica che colpisce in modo significativo la salute e il benessere degli esseri umani.

 

Il vero problema è che la Vitamina D viene prescritta e assunta in maniera non attivata”, spiega il dottor Pisano.

 

La vitamina D3 o colecalciferolo, per raggiungere il fegato e successivamente il rene, si deve legare a delle proteine del gruppo delle albumine prodotte dal fegato. 

 

Quindi deve essere assunta in forma già attivata. 

 

Prima diventa calcidiolo e poi didrossicolecalciferolo o calcitriolo. 

 

Mi duole dirti che il prodotto prescritto dai medici di famiglia è il DiBase, colecalciferolo non attivato.

 

Le persone al giorno d’oggi sono a rischio di carenza di vitamina D a causa della dieta,dello stile di vita che prevede poca esposizione solare quotidiana e dell’assorbimento ridotto di nutrienti. 

 

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Con l’invecchiamento della popolazione in corso, si stima che nei prossimi 50 anni il problema diventerà pandemico.

L’Istituto di Medicina raccomanda generalmente che gli adulti fino a 70 anni di età assumano 600 UI di vitamina D al giorno e gli adulti di età superiore ai 70 assumano 800 UI di vitamina D al giorno, una quota troppo bassa in ottica di medicina e benessere funzionale, quello che promuoviamo tutti i giorni noi di FITNESS 40+.

Gli autori dello studio hanno concluso che la popolazione anziana continua a crescere, e sono necessarie linee guida universali  per supplire alla carenza di vitamina D. 

La ricerca per esaminare il corretto dosaggio di integratori di vitamina D necessario per prevenire le malattie croniche dell’invecchiamento avrebbe anche un significativo beneficio per le generazioni future.

Sebbene la vitamina D sia classicamente definita come “vitamina dell’osso”, quindi principalmente coinvolta nell’omeostasi fosfo-calcica e nel metabolismo osseo, essa riveste una funzione importante anche a livello muscolare, in particolare nella sintesi proteica e nella regolazione della muscolatura scheletrica. 

Infatti, un sintomo clinico comune dell’ipovitaminosi D è la mialgia. 

Studi in letteratura hanno riportano che la carenza di vitamina D aumenta lo stress ossidativo e alterata l’attività degli enzimi antiossidanti nel muscolo scheletrico, portando ad un aumento dei radicali liberi dell’ossigeno (ROS). 

In generale, la carenza di vitamina D a lungo termine, induce alterazioni del recettore della vitamina D (VDR) a livello muscolare, con generazione di ROS e di conseguenza alterazione della funzione mitocondriale, che a sua volta porta ad atrofia muscolare. 

In particolare, le disfunzioni della catena respiratoria mitocondriale e la generazione di ROS, sono fattori cruciali in diverse patologie, soprattutto quelle neurodegenerative in cui si osserva l’atrofia muscolare.

La carenza di vitamina D influenza lo sviluppo di atrofia dei muscoli scheletrici attraverso lo stress ossidativo e la disfunzione mitocondriale. 

 

Calo prestativo da ipovitaminosi D

 

Le prime ricerche sono dei primi anni del novecento ove russi e tedeschi sono stati i primi a segnalare gli effetti convincenti dell’irradiazione per prolungare le elevate prestazioni atletiche e soprattutto ridurre i dolori correlati all’attività sportiva cronica.

 

A bassi livelli di vitamina D si sono osservati diminuzione delle funzioni propriecettive dovute a rallentamento dei riflessi, scarso equilibrio, e un aumento del rischio quindi di cadute tragico per un anziano.

Vi è una forte correlazione tra un ottimale quantità di vitamina D ed un’ottimale funzione muscolare.

I risultati di studi clinici presenti in letteratura, seppure con diverse limitazioni, sono agghiaccianti: è stato provato come negli atleti rispetto alla popolazione generale ce ne sia una maggior carenza. 

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Il rischio di ipovitaminosi D aumenta significativamente nelle latitudini più elevate, nelle stagioni invernali e primaverili e rispetto alla tipologia di sport praticato (indoor vs outdoor). 

 

Recentemente, Farrokhyar F e collaboratori (Sports Med. 2017), hanno pubblicato una revisione sistematica di studi randomizzati controllati (RCT) dove viene indicati gli effetti della supplementazione orale di vitamina D sulle concentrazioni sieriche di colecalciferolo e sulle prestazioni fisiche di alcuni atleti. 

Sono stati presi in considerazione 532 atleti. 

I partecipanti con livelli basali insufficienti di colecalciferolo (<30 ng/ml o 75 nmol/l), sono stati supplementati con 3.000 UI e 5.000 IU al giorno di vitamina D. 

Entrambe le dosi hanno portato a normalizzazione dei livelli sierici di colecalciferolo, valutati durante i mesi invernali. 

Dei 13 studi inclusi nella metanalisi, solo 7 hanno valutato le prestazioni fisiche e nessuno di questi ha riportato un effetto significativo della supplementazione di vitamina D durante le 12 settimane di follow-up.

Nonostante gli atleti con deficit di vitamina D abbiano raggiunto un livello sufficiente di concentrazioni di colecalciferolo con una supplementazione ≥3000 UI, le prestazioni fisiche non sono comunque migliorate in modo significativo. 

Considerando però l’ampia eterogeneità degli studi attualmente presenti in letteratura e l’utilità della vitamina D, sono necessari ulteriori studi volti ad esaminare l’effetto della supplementazione di vitamina D sulle prestazioni fisiche in diversi sport, latitudini ed etnie.

 

Effetti biologici della Vitamina D

 

La forma attivata di vitamina D, il calcitriolo, esercita i suoi effetti biologici legandosi al recettore nucleare VDR presente a livello muscolare, influenzandone l’espressione genica. 

Nei muscoli, la vitamina D che, sottolineo, NON FA DIMAGRIRE, regola l’espressione di miostatina, un regolatore negativo della massa muscolare, mentre up-regola l’espressione di follistatina e del fattore di crescita insulino-simile-2. La vitamina D influenza anche la proteina miogenica di differenziazione 1 (MYOD1), la cui attivazione porta a un aumento delle fibre muscolari scheletriche. 

La vitamina D fa dimagrire è uno dei miti che oggi ho voluto sfatarti.

Altri studi americani hanno riportato come la vitamina D altera l’espressione delle dimensioni miotubulari, indicando un effetto positivo diretto sui filamenti contrattili e quindi sulla forza muscolare, prevenendo la mialgia.

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Infine la vitamina D accelera il recupero muscolare dallo stress da intenso esercizio fisico.

Fattori di rischio di ipovitaminosi D negli atleti

 

E’ stata notata un’elevata ipovitaminosi D  per coloro che si allenano con regolarità in strutture indoor, al mattino presto o la sera tardi, riducendo l’esposizione ai raggi UVB e di conseguenza alla produzione endogena di colecalciferolo. 

Per tale motivo, di particolare rilievo è la valutazione e l’eventuale supplementazione con vitamina D negli atleti, che, oltre a suoi noti effetti scheletrici, può esercitare importanti effetti extra-scheletrici, come il miglioramento delle prestazioni fisiche e sportive dovute ad un aumento delle dimensioni e della quantità delle fibre muscolari di tipo II (fast twitch). 

Le fibre di tipo II, veloci o bianche, sono quelle implicate negli sport di forza o di velocità.

 

Tabella 1: Prevalenza di carenza di vitamina D (<20 ng/mL) e insufficienza (<30 ng/mL) in varie popolazioni di atleti.

Fonte: Ogan D & Pritchett K. Vitamin D and the athlete: risks, recommendations, and benefits. Nutrients 2013;5(6):1856-68.

 

Non ci sono comunque evidenze scientifiche sufficienti per indicare la supplementazione con vitamina D al fine di potenziare le prestazioni fisiche e motorie; è da tenere presente però la rilevanza della sua funzione comunque sulla struttura muscolare nel contrastare gli effetti della sarcopenia, la perdita biologica di muscolo dopo i 30-40 anni.

 

Ricercatori della Clermont Universite in Francia hanno scoperto che maggiore è la concentrazione di vitamina D3 (colecalciferolo) nel sangue, maggiore è l’effetto anabolico della leucina. 

Gli studi riguardanti supplementi di leucina in ambito sportivo sono sempre di più e sembrano concordare su alcuni effetti positivi sia negli sport endurance sia in allenamenti di forza-ipertrofia.

Nello studio si evince che la Vitamina D3 aumenta la sensibilità recettoriale all’insulina ed inoltre incrementa l’attività dei meccanismi anabolici cellulari che comprendono questo amminoacido.

Integrazione di VITAMINA D 

 

Se i livelli di colecalciferolo sono insufficienti (<30 ng/ml o 75 nmol/l), gli atleti dovrebbero essere supplementati con vitamina D per contribuire a ridurre il rischio di lesioni e, se possibile, migliorare le prestazioni motorie e sportive dovute al contrasto dell’atrofia muscolare dovuta da carenza.

Ti è chiaro quindi come la vitamina d NON FACCIA DIMAGRIRE ma serva a ben altro?

Negli atleti con valori insufficienti di vitamina D, si consiglia un dosaggio di trattamento di 50.000 UI/settimana per 8 settimane. 

Nei nostri FITNESS 40+ PROGRAM, nella fase di anamnesi iniziale, richiediamo sempre anche l’esame della vitamina D perchè ci permette di ritagliare programmi su misura sia nello stilare le tabelle d’allenamento sia negli eventuali consigli di supplementazione integrativa.

 

Se il livello di vitamina D si normalizza dopo il 1°round di trattamento, si raccomandano dosi giornaliere di mantenimento, così come descritto dalla Endocrine Society (Holick MF JCEM 2011).

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Sulla base dei dati attuali, ad oggi negli atleti ad alto rischio, come quelli “indoor”, dovrebbero essere valutati annualmente i livelli sierici di vitamina D. 

Questa considerazione ne porta a ruota un’altra legata a chi, come te, non si allena in ottica di performance ma antiaging.

 

Aumentare i livelli di vitamina D può quindi ridurre l’infiammazione cronica muscolare, il rapporto con il dolore, aumenta la sintesi proteica muscolare, la concentrazione di ATP, soprattutto quindi le risposte ad esercizi di forza e potenza.

La supplementazione di vitamina D porta alla normalizzazione dei livelli sierici di colecalciferolo con ipovitaminosi D ed è considerata a tutti gli effetti una tecnica naturale per contrastare l’invecchiamento muscolare.

Ora hai chiaro comunque che la vitamina d non fa dimagrire, no?

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Dr.Davide Teggi

 

Riferimenti Bibliografici  

  1. Dzik KP, Kaczor JJ. Mechanisms of vitamin D on skeletal muscle function: oxidative stress, energy metabolism and anabolic state. Eur J Appl Physiol. 2019;119(4):825-839. doi: 10.1007/s00421-019-04104-x.
  2. Owens DJ, Allison R, Close GL. Vitamin D and the Athlete: Current Perspectives and New Challenges. Sports Med. 2018 Mar;48(Suppl 1):3-16. doi: 10.1007/s40279-017-0841-
  3. Farrokhyar F, Tabasinejad R, Dao D, Peterson D, Ayeni OR, Hadioonzadeh R, Bhandari M. Prevalence of vitamin D inadequacy in athletes: a systematic-review and meta-analysis. Sports Med. 2015 Mar;45(3):365-78. doi: 10.1007/s40279-014-0267-6.
  4. Ogan D, Pritchett K. Vitamin D and the athlete: risks, recommendations, and benefits. Nutrients. 2013;5(6):1856-68. doi: 10.3390/nu5061856.

 

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